Romolo Guasco
Marino: un estraneo tra noi!

Grazie a tutti quelli che hanno votato Paolo Gentiloni: peccato per chi non l’ha fatto, perdendo l’occasione di dare un buon sindaco a Roma. Ha vinto Ignazio Marino, sostenuto con decisione dalle strutture più tradizionali del PD romano, da SEL, e dalla potente rete di relazioni di Goffredo Bettini.

Una scelta di un uomo immagine, di sinistra, per ora con pochi e inverosimili appunti come programma, che non si è mai occupato di Roma: insomma un estraneo tra noi!

Non sarà semplice vincere contro il candidato di Grillo nel probabile ballottaggio, ed anche Alemanno (o qualcun’altro al suo posto?) lo immagino stasera meno triste. Ne parleremo.

romologuasco:

Non si può fare un governo politico: i tre partiti maggiori che siedono in Parlamento non hanno niente a che fare l’uno con l’altro, e uno ha il chiaro desiderio di eliminare gli altri dalla storia italiana. E’ evidente che il PD non si deve alleare con Berlusconi e consentire a Grillo di votare…

La mia riflessione l’indomani delle elezioni: la ripropongo, validissima!

E ora?Nessun accordo tra PD e M5S, nuova legge elettorale ed elezioni.

Non si può fare un governo politico: i tre partiti maggiori che siedono in Parlamento non hanno niente a che fare l’uno con l’altro, e uno ha il chiaro desiderio di eliminare gli altri dalla storia italiana. E’ evidente che il PD non si deve alleare con Berlusconi e consentire a Grillo di votare quello che gli interessa: sarebbe un suicidio politico. Ma il PD non deve nemmeno corteggiare Grillo, cercare improbabili intese col suo movimento, magari pensando (come disse un noto statista anni fa parlando della Lega) che in fondo anche M5S è una “costola della sinistra”. Il PD invece deve tracciare un solco profondo tra lui e M5S almeno per due motivi: perché al di là delle facce buone è un movimento costruito in un modo piazzaiolo (virtuale e reale), con idee demagogiche e contraddittorie e ha un leader un po’ santone, che ha fatto dell’urlo volgare il suo stile; e poi perché le sue proposte (poche peraltro) non c’entrano niente col PD, puzzano spesso di vecchio comunismo, bloccherebbero quel poco di moderno che ancora c’è in Italia, e ci costerebbero una valanga di soldi!

Serve un Governo del Presidente Napolitano (da rieleggere per un paio di anni), che deve usare al massimo i suoi poteri costituzionali: lo presieda un tecnico sopra le parti, perché no uno degli attuali ministri (Cancellieri? Barca?), con una “agenda breve”,  e retto da un accordo chiaro tra i partiti che ci staranno, sancito pubblicamente e davanti a Napolitano, per modificare la legge elettorale e permettere a chiunque vinca, fosse anche l’M5S, di avere la maggioranza in entrambe le Camere. Potrebbe anche essere un Governo senza fiducia: a ottobre nuove elezioni con la nuova legge elettorale e vinca il migliore! Il resto ci farà perdere altri anni preziosi.

VOTO PD E PATANE’

Voterò PD: dopo le tante peripezie di questo partito la scelta non era scontata, e quindi vorrei spiegarne i motivi con questa breve riflessione.

Prima di tutto voto e non mi astengo, perché astenersi è semplicemente stupido. Chi dipinge l’astensione  come legittima protesta antisistema deve sapere che il “il sistema” ringrazia per l’astensione e che, ad oggi, nessuno ha inventato un migliore impianto di governo della democrazia rappresentativa.

Voto con le mie idee non con la mia pancia, perché si affermi la mia cultura e la mia etica e non il mio interesse immediato. Qui la cosa diventa complessa per un cattolico, quale provo ad essere, che deve cercare nei programmi dei partiti alcuni indirizzi di fondo quali la giustizia e l’attenzione ai poveri, la libera affermazione della persona e della vita. Il PD è oggi il partito che meglio può affermare questi valori: è vero, non ha ancora prodotto una proposta vera e moderna per dargli gambe, ma chi altri potrebbe farlo? Si tratta di fare giustizia nell’uso delle risorse pubbliche  e di avere un moderno welfare non statalista, che aiuti a liberare le persone dai bisogni per offrirgli la libertà di lavorare, fare impresa, sposarsi, avere figli, diventar vecchi serenamente. E’la sfida del futuro per tutti i paesi occidentali che non si vince né col vetero statalismo e pauperismo proposto da Vendola, né tanto meno con le ricette neo reaganiane che la destra prova a scimmiottare. Davanti ai problemi drammatici dell’Europa e del mondo la ricetta berlusconiana (“ti do un po’ di soldi e prova a cavartela”) è l’egoismo, quella che mette insieme le persone è la politica di cui abbiamo bisogno (attualizzando la frase di Don Milani).

Voto PD perché ha qualche buona proposta per far ripartire l’economia  e  crede nell’Europa: avrei voluto Renzi e speravo che Bersani tenesse Ichino e non Fassina, ma oggi si vota PD e domani si combatte dentro per far vincere l’economia liberale e non la CGIL.

Voto PD perché ha dimostrato di essere il partito con il maggior tasso di vita democratica (le primarie sono da migliorare ma nessun altro le ha fatte)  e di avere una classe dirigente articolata e con ricambi. Il PD è ancora in costruzione (un po’ lenta certo!) ma è un “partito che resta”,  non un partito-persona (come quelli di Monti, Ingroia, Tabacci e dello sciagurato Giannino, che sarebbero stati molto più utili al lavoro nel PD o nel PDL per migliorarli).

Infine voto PD perché è un partito di popolo e radicato, l’unico in grado di contrastare democraticamente le balle affermate da Grillo e dai suoi seguaci, grande pericolo per l’Italia di oggi: la distruzione del buono che ancora c’è nel nostro Paese non è riuscita a Berlusconi, potrebbe riuscire al nullismo di  Grillo!

E alla Regione Lazio voto Zingaretti e do la preferenza a Eugenio Patanè, persona per bene, competente e di cui ho fiducia: andate a leggere le sue idee http://eugeniopatane.it/ .

Saluti e buon voto, Romolo Guasco

Inseparabili di Piperno

è certo scritto molto bene: colpisce la capacità narrativa, il modo in cui l’autore riesce a costruire una dietro l’altra le storie dei due fratelli protagonisti. Storie abbastanza incredibili però e sempre centrate sul tema famiglia/sesso. Un po’ decadenti, un po’ bohémiennes, sempre in cerca di se stessi:i due hanno una vita intensa e sempre al limite. Meritava il premio Strega? Bellissima la copertina.

La mia classifica degli Strega letti dal 2002:
1^ Mazzucca: VITA
2^ Ammaniti: COME DIO COMANDA
3^ Mazzantini: NON TI MUOVERE
4^ Maggiani: IL VIAGGIATORE NOTTURNO
5^ Piperno: Inseparabili
6^Ricciarelli: IL DOLORE PERFETTO

Alessandro Piperno, Inseparabili, Mondadori 2012

Lumen

Un ufficiale tedesco per bene e un gesuita sono i protagonisti di questo giallo storico, ambientato nella Cracovia occupata dai tedeschi nel 1939. Chi ha ucciso la madre badessa in odore di santità durante la preghiera nel chiostro del convento? Lettura piacevole.
Ben Pastor, Lumen, Sellerio 2012

Julian Barnes

Non avevo letto libri di Julian Barnes, romanziere inglese contemporaneo. Il senso di una fine è un libro che lascia strane sensazioni: l’arrivo di una eredità simbolica scatena i ricordi dell’ormai anziano Tony e i suoi maldestri tentativi di ritrovarsii con Veronica, sua fidanzata di gioventù, donna misteriosa e in fondo irraggiungibile. Per la sua profonda umanità, per la sua ordinarietà di pensieri (anche rispetto alle donne) il protagonista rimane simpatico. Lo stile psicologico qualche volta affatica la forza del racconto, comunque sempre intenso e in fondo tragico.
Julian Barnes, Il senso di una fine, Einaudi 2012

#Lazio: La falsa #Polverini e la timidezza del #Pd

Ho ascoltato ieri con attenzione e senza pregiudizi l’intervista a Renata Polverini nel corso della bella puntata di Piazza Pulita: mi aspettavo qualche colpo di scena da una donna energica e determinata, che, in fondo, sembrava essere ancora estranea ai giochi sporchi della politica, alla c.d. casta. Certo ce l’ha messa tutta per sostenere la sua tesi: l’estraneità tra le istituzioni Giunta (virtuosa) e Consiglio (spendaccione e degenerato, e anche fisicamente lontano ci ha ricordato); la responsabilità personale di Fiorito che in fondo conosceva poco (e anzi si chiedeva pure dove prendesse i soldi!); la sua opera moralizzatrice già effettuata in Giunta e che ora viene fatta in Consiglio, col conseguente avvio del “riscatto” del centro destra sotto la sua guida: “se voi ve la sentite, io me la sento!” ha detto oggi alla fine del suo intervento in aula.

Ma non mi ha convinto, e penso che le sue tesi siano sostanzialmente false: chi conosce minimamente i meccanismi della politica regionale sa perfettamente che il Presidente e la Giunta non governano senza il consenso della maggioranza del consiglio regionale. Il rapporto tra le due istituzioni e in particolare quello tra il presidente della Giunta (Polverini) e il capogruppo del più grande partito della sua maggioranza (Fiorito) non può che essere di quotidiana discussione e collaborazione., altrimenti la vita dell’istituzione si ferma, le leggi non si fanno, il bilancio non si approva. Da assessore, con la fiducia dell’allora Presidente Piero Badaloni, ho passato ore e nottate in consiglio, e Badaloni stesso discuteva e si confrontava a lungo con il capogruppo dei DS, allora partito di maggioranza. A chi vuol fare credere la Polverini di non aver conosciuto e capito che tipo è Fiorito?

E più verosimile allora un’altra storia che la Polverini non può raccontare. Si era resa perfettamente conto della debolezza e mal destrezza della sua maggioranza, più attenta alle clientele elettorali che alla vera politica, e quindi si è attrezzata: governo regionale centrato su lei e i suoi collaboratori (ditemi quanti assessori regionali conoscete: pochi, non esistono sui giornali!) e grande osso (abnorme finanziamento dei gruppi) al Consiglio regionale per tacitarlo. E il gioco avrebbe anche funzionato, ma ora è stato scoperto per qualche festa e ostrica di troppo! La toppa che Polverini sta cercando di mettere non regge e lei ne esce sbugiardata: non salvatrice del centro destra, ma protettrice estrema della “casta”. Se si dimetteva e andava ad elezioni con liste radicalmente rinnovate, ritrovava fiato e consenso,  diventava leder nazionale di un nuovo centro destra e forse vinceva pure.

Ma mi sono chiesto un’altra cosa: perché oggi l’opposizione (e in particolare il PD) ha votato compatta la delibera che, diminuendo le commissioni, offre una bella foglia di fico alla Polverini e alla sua maggioranza? Perché questo voto istituzionale, senza battaglie ostruzioni ed incatenamenti? Perché così tiepidi anche sui giornali? Dove sono finiti partito regionale e leader nazionali? Non ho sentito gli interventi in aula, e domani vedremo sui giornali, ma un Pd apparso impreparato, ha fatto un’opposizione di forma ma in fondo, temendo elezioni anticipate in Regione, è contento che sia finita così. Ma senza combattere è difficile vincere.

Romania, Sighet e campo Lms/Cvx

Ho passato con Laura e Andrea qualche giorno a Sighet, durante il consueto campo organizzato dalla Lms/Cvx, dove partecipavano mio figlio Gabriele e Paola mia cognata.

Sighet e’ una cittadina sui 40.000 abitanti al nord della Romania, al confine con l’Ucraina. Il posto ha vissuto tutta la storia tragica di quel pezzo d’Europa (http://it.wikipedia.org/wiki/Sighetu_Marmației ): colpisce leggere della deportazione della comunità ebraica nei campi di concentramento (pare si contassero più di 20.000 ebrei oggi non arrivano a cento) e visitare il Museo delle vittime del comunismo e della resistenza, ossia il vecchio carcere del regime del dittatore Ceusescu, dove vennero rinchiusi decine di intellettuali. E di Sighet e’ Elie Wiesell, intellettuale ebreo scampato all’olocausto, e premio nobel della pace nel 1986. Insomma il contesto del campo Lms/CVX e’ di tutto rispetto!

Qui ci sono le tre case famiglia organizzate con il  Progetto Quadrifoglio ( http://www.legamissionaria.it/gemellaggi.asp?lk=2 ) che ospitano giovani in situazioni difficili: i problemi dei minori in Romania sono particolarmente forti sia per la povertà diffusa, sia per le conseguenze delle politiche demografiche del regime di Ceausescu. Le statistiche ufficiali dicono che nel 2006 vivevano in residenze sostitutive della famiglia più di 70.000 minori (su una popolazione rumena di 20 milioni: in Italia il dato e’ intorno ai 12.000, più 14.000 minori in affidamento). Ma sembrano essere ancora molti i minori e i giovani che vivono per strada nelle città, con ogni espediente, facile terreno per delinquenza, droga e prostituzione. Ne abbiamo incrociato alcuni sia a Sighet sia nella città di Bacau.

Le tre case nate progressivamente sono molto belle, ed organizzate secondo il metodo di una casa famiglia, e quindi con coppie rumene come punto di riferimento e conduzione. Siamo stati ospiti per due giorni nella seconda casa, e il clima di affetto e di rispetto reciproco mi e’ molto piaciuto, così come l’educazione di tutti i ragazzi. Luoghi e ragazzi curati, anche al di sopra della media di quei posti. Un’opera importante che bisogna continuare a sostenere con denaro, ma anche con l’amicizia e la simpatia che i ragazzi offrono a chi li va a trovare.

L’esperienza del campo di lavoro riguarda solo marginalmente queste case: vengono infatti organizzati in una scuola pubblica e quindi con il patrocinio delle istituzioni locali, dei corsi di italiano e di inglese, tenuti dai volontari italiani. Ho visto come lavoravano e mi e’ sembrato tutto abbastanza serio e ben organizzato. Ai prof. volontari italiani si affiancano alcuni ragazzi rumeni e si forma un bel gruppo di insegnamento e animazione.

Gli italiani dormono e mangiano presso alcune famiglie ospitanti, a cui l’organizzazione riconosce un rimborso. Entrare nelle famiglie rumene, nelle loro piccole e malconce case, nelle loro peripezie di vita, con storie di lavori domestici in Italia e in altri paesi, di figli immigrati  all’estero e di dignitosa povertà credo sia un valore aggiunto per l’esperienza dei ragazzi Lms/Cvx. Siamo andati a pranzo a casa della signora di origine ungherese dove dormiva Gabriele e mi ha molto colpito il rapporto di reciproco affetto e simpatia che avevano instaurato in quei giorni.

Alcuni volontari poi vanno nell’ospedale di Sighet, in particolare nei reparti dei malati mentali, per occuparsi delle cose più umili, come la pulizia personale dei pazienti. L’assistenza negli ospedali e’ ancora molto carente, e quindi si da’ per quei giorni un po’ di conforto: e mi pare che i ragazzi si mettano a dura prova, ma facciano vera esperienza di vita.

Le giornate si aprono con la celebrazione delle lodi e si chiudono con la messa e la condivisione.

 Il Signore va cercato nei gesti e negli eventi che si vivono. Ci ha detto che ci parla tramite i poveri e i sofferenti: incontrarli in questi posti lontani è aiuto al cammino di fede e conforto per le nostre sofferenze, che proprio i poveri miracolosamente, possono curare. ‘E il re risponderà loro: In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lavete fatto a me.”’ (Mt 25,40).

Nelle foto che seguono una delle case famiglia e la riunione dei prof.volontari di fine giornata.


N

Spending review e società regionali (con qualche nota personale!)

Non conosco ancora l’esatto testo del decreto sulla c.d. spending review, ma pare certo che si metta mano alla diminuzione del costo dei dipendenti pubblici e alla revisione (chiusura?) delle società a capitale pubblico o similari, quelle che, in modo più che tranchant, vengono definite enti inutili. Renata Polverini parla oggi di 2500 licenziamenti nel solo Lazio, e credo sia ottimista. Ma cosa sono questi enti?

Nati per lo più negli anni ‘80-‘90 sono, semplificando, un sistema di organizzazione dell’amministrazione. Quando una pubblica istituzione (come la Regione Lazio) non ritiene di  avere tra i suoi ruoli idonee competenze professionali o che per assolvere certi compiti vi sia bisogno di specializzazioni e di servizi non acquistabili sul mercato o ancora quando vi sono attività a tempo o tali per cui non appare opportuno organizzare un nuovo ufficio pubblico, si costituisce per legge una società o altro tipo di ente che, di fatto, segue le regole di diritto privato. L’idea di fondo è buona e l’intenzione è di snellire e rendere più efficiente l’azione della pubblica amministrazione. E’ stato anche un modo per aggirare, spesso non a fin di bene, la complessità e onerosità dei procedimenti amministrativi, dei concorsi di assunzione, delle gare infinite per i servizi, anche se negli ultimi tempi sono cresciuti anche per queste società adempimenti e sistemi di controllo, rendendole di fatto molto simili alla pubblica amministrazione, e quindi sostanzialmente inutili!

Nella Regione Lazio abbiamo assistito a molti di questi fenomeni.

1)La nascita di enti sovra strutturati: Lazio LAIT - vedi www.laitspa.it - la società che gestisce l’informatizzazione regionale, ha più di 200 dipendenti, e gestisce dei servizi di fatto acquisibili facilmente sul mercato; peggio Lazioservice - www.Lazioservice.com - che dovrebbe essere arrivata a 1500 dipendenti, venuti dall’assunzione di personale che aveva contratti precari con la stessa Regione, creando un enclave di lavoratori dipendenti da un ente esterno all’interno della Regione. Spesso questi enti sono cresciuti totalmente al di fuori di regole di buona organizzazione e trasparenza, soprattutto nell’assunzione del personale (un alto dirigente della Regione una volta mi disse che di tutto il gruppo Sviluppo Lazio, intorno ai 500 dipendenti, solo di una persona si erano trovate prove di assunzione dopo una procedura di evidenza pubblica: era quella assunta alla Litorale spa, quando ne ero il direttore!).

2) Alcune società hanno funzioni indifferenziate e generali, e di fatto sono andate a sostituire gli uffici amministrativi della Regione, confinati a ruolo di controllori più o meno ubbidienti agli indirizzi della politica, e con conseguenti conflitti continui. Sviluppo Lazio e le sue controllate ad esempio gestiscono da anni tutto il processo dei fondi europei e in generale delle politiche di incentivazione regionale: ascoltano le parti sociali, scrivono i programmi e le relative delibere, li presentano a Bruxelles, fanno e gestiscono i bandi, valutano le domande: a che servono gli uffici regionali? Si ha un bel dire che a via Rosa Raimondi (sede della Giunta regionale) c’è l’alto indirizzo strategico e a via Bellini (sede di Sviluppo Lazio) si esegue: e’ una evidente balla e si potrebbe fare tutto con meno del 50% del personale complessivo!

3) L’incapacità di scommettere su funzioni veramente specializzate, non proprie della pubblica amministrazione, facendo sperimentazione e innovazione di intervento pubblico. Mi riferisco per esempio alle attività di marketing territoriale e alla promozione turistica (mai decollata una vera attività del genere in Regione Lazio), oppure ai temi delle imprese innovative e della ricerca, con le relative funzioni di sostegno allo sturtup e agli spin off  aziendali, e con i delicati rapporti con le Università.  E naturalmente penso alla valorizzazione degli asset immobiliari di proprietà o alla gestione della manutenzione straordinaria e della riqualificazione del territorio: proprio oggi nell’intervista che apre la prima del Corriere della Sera il Governatore della Banca d’Italia Visco dice che l’Italia ha bisogno di “un ampio progetto di manutenzione immobiliare, di cura del territorio” e chiede che “si faccia un piano, pubblico e privato,con il concorso dei fondi europei”. Fu la mia scommessa alla Litorale spa, che volevo appunto specializzare nella valorizzazione e manutenzione della costa regionale, rispetto alle grandi emergenze in corso: fu fatto il piano e chiedemmo i fondi europei, ma la scommessa la persi. La politica, quasi tutta, forse non capì proprio, ma certamente mi fermò !

Insomma sarebbero state utili società piccole, specializzate, di scopo, con competenze che l’amministrazione pubblica non ha, che si aprono e si chiudono e il cui personale viene assunto sul mercato del lavoro e a quello ritorna, senza aspirare al posto fisso nella p.a.: troppo difficile, troppo utopistico?

Cosa succederà ora? E’ certo che la Regione Lazio ha oggi bisogno di questo anacronistico sistema, da cui fortunatamente sono uscito indenne e forse con qualche merito. In molti casi infatti i dipendenti regionali non saprebbero più fare quello che queste società realizzano. Non è pensabile un’assunzione di tutti nei ruoli regionali, oltre a non esserci le risorse bisogna confrontarsi con l’art.97 della Costituzione che indica il concorso come via ordinaria di accesso al pubblico impiego, e qui nessuno l’ha fatto! Va anche notato che spesso questa norma, con l’accordo dei sindacati, è stata tranquillamente aggirata: ricordo la vicenda dell’Istituto della Promozione Industriale (IPI), i cui dipendenti sono entrati nei ruoli pubblici, con provvedimento del Governo Berlusconi, Tremonti del tempo. Serve allora un percorso trasparente che faccia entrare nei ruoli regionali quei professionisti dipendenti dalle società da sciogliere, che veramente servono, evitando blocchi nella normalmente zoppicante macchina regionale. La strada, sempre che si trovino le risorse, potrebbe essere: revisione delle piante organiche della Regione con conseguenti pre-pensionamenti secondo le nuove norme annunciate;  individuazione dei profili professionali necessari; concorso riservato ai dipendenti delle società sciolte, con riconoscimento di titoli e anzianità. Per favore risparmiateci un mega accordo con i sindacati: non lo sopporteremmo!