Non conosco ancora l’esatto testo del decreto sulla c.d. spending review, ma pare certo che si metta mano alla diminuzione del costo dei dipendenti pubblici e alla revisione (chiusura?) delle società a capitale pubblico o similari, quelle che, in modo più che tranchant, vengono definite enti inutili. Renata Polverini parla oggi di 2500 licenziamenti nel solo Lazio, e credo sia ottimista. Ma cosa sono questi enti?
Nati per lo più negli anni ‘80-‘90 sono, semplificando, un sistema di organizzazione dell’amministrazione. Quando una pubblica istituzione (come la Regione Lazio) non ritiene di avere tra i suoi ruoli idonee competenze professionali o che per assolvere certi compiti vi sia bisogno di specializzazioni e di servizi non acquistabili sul mercato o ancora quando vi sono attività a tempo o tali per cui non appare opportuno organizzare un nuovo ufficio pubblico, si costituisce per legge una società o altro tipo di ente che, di fatto, segue le regole di diritto privato. L’idea di fondo è buona e l’intenzione è di snellire e rendere più efficiente l’azione della pubblica amministrazione. E’ stato anche un modo per aggirare, spesso non a fin di bene, la complessità e onerosità dei procedimenti amministrativi, dei concorsi di assunzione, delle gare infinite per i servizi, anche se negli ultimi tempi sono cresciuti anche per queste società adempimenti e sistemi di controllo, rendendole di fatto molto simili alla pubblica amministrazione, e quindi sostanzialmente inutili!
Nella Regione Lazio abbiamo assistito a molti di questi fenomeni.
1)La nascita di enti sovra strutturati: Lazio LAIT - vedi www.laitspa.it - la società che gestisce l’informatizzazione regionale, ha più di 200 dipendenti, e gestisce dei servizi di fatto acquisibili facilmente sul mercato; peggio Lazioservice - www.Lazioservice.com - che dovrebbe essere arrivata a 1500 dipendenti, venuti dall’assunzione di personale che aveva contratti precari con la stessa Regione, creando un enclave di lavoratori dipendenti da un ente esterno all’interno della Regione. Spesso questi enti sono cresciuti totalmente al di fuori di regole di buona organizzazione e trasparenza, soprattutto nell’assunzione del personale (un alto dirigente della Regione una volta mi disse che di tutto il gruppo Sviluppo Lazio, intorno ai 500 dipendenti, solo di una persona si erano trovate prove di assunzione dopo una procedura di evidenza pubblica: era quella assunta alla Litorale spa, quando ne ero il direttore!).
2) Alcune società hanno funzioni indifferenziate e generali, e di fatto sono andate a sostituire gli uffici amministrativi della Regione, confinati a ruolo di controllori più o meno ubbidienti agli indirizzi della politica, e con conseguenti conflitti continui. Sviluppo Lazio e le sue controllate ad esempio gestiscono da anni tutto il processo dei fondi europei e in generale delle politiche di incentivazione regionale: ascoltano le parti sociali, scrivono i programmi e le relative delibere, li presentano a Bruxelles, fanno e gestiscono i bandi, valutano le domande: a che servono gli uffici regionali? Si ha un bel dire che a via Rosa Raimondi (sede della Giunta regionale) c’è l’alto indirizzo strategico e a via Bellini (sede di Sviluppo Lazio) si esegue: e’ una evidente balla e si potrebbe fare tutto con meno del 50% del personale complessivo!
3) L’incapacità di scommettere su funzioni veramente specializzate, non proprie della pubblica amministrazione, facendo sperimentazione e innovazione di intervento pubblico. Mi riferisco per esempio alle attività di marketing territoriale e alla promozione turistica (mai decollata una vera attività del genere in Regione Lazio), oppure ai temi delle imprese innovative e della ricerca, con le relative funzioni di sostegno allo sturtup e agli spin off aziendali, e con i delicati rapporti con le Università. E naturalmente penso alla valorizzazione degli asset immobiliari di proprietà o alla gestione della manutenzione straordinaria e della riqualificazione del territorio: proprio oggi nell’intervista che apre la prima del Corriere della Sera il Governatore della Banca d’Italia Visco dice che l’Italia ha bisogno di “un ampio progetto di manutenzione immobiliare, di cura del territorio” e chiede che “si faccia un piano, pubblico e privato,con il concorso dei fondi europei”. Fu la mia scommessa alla Litorale spa, che volevo appunto specializzare nella valorizzazione e manutenzione della costa regionale, rispetto alle grandi emergenze in corso: fu fatto il piano e chiedemmo i fondi europei, ma la scommessa la persi. La politica, quasi tutta, forse non capì proprio, ma certamente mi fermò !
Insomma sarebbero state utili società piccole, specializzate, di scopo, con competenze che l’amministrazione pubblica non ha, che si aprono e si chiudono e il cui personale viene assunto sul mercato del lavoro e a quello ritorna, senza aspirare al posto fisso nella p.a.: troppo difficile, troppo utopistico?
Cosa succederà ora? E’ certo che la Regione Lazio ha oggi bisogno di questo anacronistico sistema, da cui fortunatamente sono uscito indenne e forse con qualche merito. In molti casi infatti i dipendenti regionali non saprebbero più fare quello che queste società realizzano. Non è pensabile un’assunzione di tutti nei ruoli regionali, oltre a non esserci le risorse bisogna confrontarsi con l’art.97 della Costituzione che indica il concorso come via ordinaria di accesso al pubblico impiego, e qui nessuno l’ha fatto! Va anche notato che spesso questa norma, con l’accordo dei sindacati, è stata tranquillamente aggirata: ricordo la vicenda dell’Istituto della Promozione Industriale (IPI), i cui dipendenti sono entrati nei ruoli pubblici, con provvedimento del Governo Berlusconi, Tremonti del tempo. Serve allora un percorso trasparente che faccia entrare nei ruoli regionali quei professionisti dipendenti dalle società da sciogliere, che veramente servono, evitando blocchi nella normalmente zoppicante macchina regionale. La strada, sempre che si trovino le risorse, potrebbe essere: revisione delle piante organiche della Regione con conseguenti pre-pensionamenti secondo le nuove norme annunciate; individuazione dei profili professionali necessari; concorso riservato ai dipendenti delle società sciolte, con riconoscimento di titoli e anzianità. Per favore risparmiateci un mega accordo con i sindacati: non lo sopporteremmo!